Magici Dadi
I dadi utilizzati dalla maggior parte dei giochi,
sono cubi con le facce marcate con i numeri naturali da 1 a 6. Lo
scopo è quello di farli rotolare su una superficie piana
e il valore che si viene a trovare sulla faccia rivolta verso l'alto
è il suo "risultato".

Come dicevo il classico dado è un piccolo
cubo le cui facce sono numerate da uno a sei usando dei puntini.
Tradizionalmente i numeri sono assegnati in modo che la somma
delle facce opposte sia pari a sette. Ma esistono anche dei dadi
Poliedrici che hanno più o meno di sei facce. In precedenza
erano usati solo dagli indovini ed in altre pratiche occulte,
ma sono diventati popolari tra i giocatori di wargame, giochi
di carte collezionabili. Questi dadi sono tipicamente di plastica
ed hanno sulle facce dei numeri piuttosto che schemi di puntini.
In questo modo si hanno un gran numero di differenti distribuzioni
di probabilità. Esistono anche dadi sferici, che funzionano
come i normali dadi hanno al loro interno una cavità ottaedrica
nella quale si muove un peso che forza la sfera a fermarsi in
uno dei sei possibili orientamenti.

Le origini dei dadi sono asiatiche grazie ai ritrovamenti
in antiche tombe: il gioco viene citato nei Rig-veda indiani. I
giochi d'azzardo con tre o qualche volta due dadi erano una forma
di divertimento nella Grecia antica; i romani erano scommettitori
appassionati, sebbene il gioco fosse proibito. Secoli dopo, durante
il Medioevo i dadi divennero un passatempo comune dei cavalieri
che fondarono delle scuole e corporazioni di gioco ai dadi. In Francia
sia dame che cavalieri giocavano ai dadi. Lo stesso Dante cita nella
Divina Commedia il gioco della zara, che si giocava con tre dadi.
Infine in Giappone, Cina, Corea, India ed in altri paesi asiatici
essi sono sempre stati popolari e lo sono tutt'ora.
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