
La baratteria nel lontano Medioevo era un posto
al chiuso o all'aperto dove si giocava d'azzardo. I gestori erano
chiamati barattieri. Si giocava di solito nelle taverne, frequentate
anche da prostitute e quindi luogo poco rispettabile. Il gioco
d’azzardo al tempo era perseguito soprattutto perché
occasione di frode e bestemmie.
Solo verso la fine del 1300 d.C. il diritto di
giocare d'azzardo, quindi con l'uso del denaro, venne diciamo
legalizzato. Nasce così la baratteria, ossia la bisca pubblica;
ogni comune ricavava da quest'ultima una tassa e questi interessi
economici facevano passare in secondo piano la questione morale
sul giocare. Con il passare del tempo si pensò bene attraverso
una regolamentazione degli Statuti comunali di adibire alla baratteria
appositi luoghi per non esporre alla vista del pubblico questi
barattieri, spesso persone rozze che giocavano a dadi bestemmemiando.
Quando la baratteria si spostò in luoghi al coperto i guadagni
dei gestori aumentarono ed essi stesso divennero i protettori
delle prostitute e la loro influenza economica aumentò
al punto che poterono organizzarsi in regolari corporazioni con
il loro gonfalone (“il quale era bianco, coi Barattieri
dipinti, in gualdana e giucando”) sotto la guida di un Potestà
della Baratteria (Potestas Barateriorum) a cui era affidato l'incarico
di stabilire i rapporti con il potere pubblico. Questi strani
rapporti con i poteri comunali fecero sì che i barattieri
fossero incaricati di svolgere, pubblicamente, i lavori più
infamanti come pulitori dei pozzi neri o boia incaricati delle
pubbliche esecuzioni, oppure, gli incarichi di messaggeri e spie.
Nonostante i lauti guadagni derivanti dalle tasse sul gioco d'azzardo,
alcune autorità comunali stabilirono di vietarne la pratica.